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INTERVISTA DEL MARZO 2001
QUARTETTO Per gentile
concessione di Nocturno
Cinema
di Luca Cirillo con la
collaborazione di Arianna Lacqua
“Quartetto”
è un esperimento. Così si potrebbe sintetizzare questa nuova avventura
cinematografica di Salvatore Piscicelli, critico, scrittore, definito in
passato il “Fassbinder di Napoli”, che con questo film cerca di
esplorare l’idea di “utopia-autopsia” ipotizzata da Rossellini.
“Quartetto” è la storia di quattro aspiranti attrici, che vivono la
loro vita, piena di speranze e insoddisfazioni alla ricerca di una
normalità che sembra essere un’utopia.
L’idea di scegliere quattro giovani attrici, amiche del regista e
amiche tra loro, non può che amplificare e rendere ancora più vero
questo film, girato in digitale seguendo le regole del Dogma.
Abbiamo la fortuna di essere sul set (allestito in un appartamento della
zona San Lorenzo di Roma) e di poter assistere alle riprese di alcune
scene, e in un momento di pausa, chiacchieriamo con alcuni dei
protagonisti.
SALVATORE PISCICELLI
1) Il primo elemento che viene fuori dalla lavorazione del
film è la scelta di seguire il “Dogma”. Nasce da
una nuova esigenza
di sperimentazione oppure è anche un bisogno di ridurre i costi
tecnici?
Non
è stato il fattore economico che mi ha avvicinato a questo nuovo modo
di fare cinema. Già da un paio di anni, pensavo costantemente
all’idea di realizzare un film per il grande schermo con telecamere
leggere da poterle tenere nel palmo di una mano.Lavorando
ad un film come “Quartetto”, che è una storia contemporanea, ho
capito che questo esperimento poteva essere possibile.L’idea
di aderire alle regole del “Dogma” è nata liberamente, condividendo
la scelta di ridurre la “macchina-cinema” al minimo possibile,
esaltando da un lato la “libertà” dell’attore e dall’altro,
quella della macchina da presa.
2) E’ un film fedele in tutto alle regole dei cineasti danesi?
Beh, le regole sono fatte per essere trasgredite, quindi mi sono
concesso alcune piccole libertà, per personalizzare il film, ma credo
che il “Dogma” sia una gran bella provocazione.
Per
me che sono un “Rosselliniano di ferro”, è un po’ la
realizzazione dell’utopia di ridurre al minimo la distanza tra il
regista e l’attore.
3) Attualmente
il cinema “di
successo”, è soprattutto spettacolarizzazione ed effetti speciali
oppure divertimento “spicciolo”. Pensa
che ci sia lo spazio giusto per divulgare opere cosi’ ambiziose e
provocatorie?
Il
“digitale” indubbiamente introduce una rivoluzione nel cinema, una
trasformazione profonda. Un cinema cosi’ “leggero” era impensabile
fino a pochi anni fa. E’
un po’ quello che è successo tra gli anni ’50 e ’60 con
l’introduzione delle macchine da presa 16mm, della presa diretta e
della “quarzatura del nagra”, quindi una innovazione che consente di
avere un cinema più libero e “indipendente” che è una parte del
cinema. Il
cinema sarà sempre Spielberg e Lucas da una parte e gli
“sperimentatori” dall’altra, ma il bello è proprio questo.
4) Quindi “Quartetto” si può definire un vero esperimento.
Certamente. E gli effetti di questa esperienza, fatta di “luce
naturale”, “presa diretta” e “camere a mano”, si sentiranno
anche nel film che girerò dopo “Quartetto” e che dovrebbe segnare
il ritorno ad un cinema con mezzi tradizionali.
5) Sin dal suo film d’esordio, il pluripremiato “Immacolata e
Concetta”, lei ha sempre analizzato con incredibile attenzione, figure
femminili molto forti, spesso provenienti dal sottoproletariato, delle
vere “eroine antiborghesi”.
C’è
stata una evoluzione in questi ultimi anni?
Le cose sono molto cambiate in questi ultimi tempi.
Una
volta c’erano i “grandi conflitti” che oggi si sono tradotti in
infinità di “piccoli conflitti” e follie! I rapporti sono
cambiati…anche tra strati sociali diversi…anche la donna è
cambiata.
Una
cosa rimane uguale: ieri come oggi, i cambiamenti rapidi e angoscianti
della vita sociale, si manifestano in maniera più limpida nelle donne,
che dal mio punto di vista “da regista”, sono più interessanti dei
personaggi maschili che invece sono solitamente “statici”.
6) Come vivono l’amore le quattro ragazze del film?
Molto
liberamente! Anche se nel mio film non si parla d’amore, si vedono
molti rapporti d’amore incasinati, ma le ragazze non ricercano
l’amore…
RAFFAELLA PONZO
1) Nella recente intervista apparsa sulle pagine di Nocturno accennavi alla
tua partecipazione in “Quartetto”, evitando di svelarci
indiscrezioni sul tuo ruolo.
Ora
ti incontriamo sul set e non puoi “sorvolare”…..
Irma
è una ragazza di 25 anni, laureata in antropologia, che però lavora
anche come attrice e creatrice di siti Internet…
2)
…ma questa è la tua storia!
Effettivamente c’è molto di me in questo personaggio, anche perché
il film è nato dalle frequentazioni che io, Anna Ammirati e Beatrice
Fazi abbiamo avuto con il regista.
Ci
siamo incontrati spesso a cena, parlando della nostra vita, dei nostri
“casini” e da questi incontri è partita l’idea del film, che
analizza la vita delle venticinquenni di oggi.
E’
stato divertente lavorare nuovamente anche con Roberto Herlitzka, che ne
“Il corpo dell’anima” era il mio amante. In questo film invece è
mio padre….bizzarro no? (ride)
3) Gli attori solitamente sono molto esigenti e vanitosi per ciò che
riguarda la loro immagine; L’esperienza del digitale, e del dover
recitare senza trucco è stato un trauma?
Ahh, mi hanno tolto il truccatore!!!!(grida) Scherzo!
Inizialmente pensavo fosse un’esperienza complicata…truccarsi a
casa….ero in crisi, ma poi ho capito che per una tipologia di film
“vero” come è “Quartetto”, sarebbe stato poco credibile abusare
in trucchi e luci particolari. Mentalmente
è faticoso lavorare in digitale, perché lavori a ritmi serrati e
quando torno a casa sono distrutta!
4) Un po’ come fare teatro.
Ma in teatro puoi avere una giornata “no”, mentre nel cinema
l’immagine è per sempre, quindi ad ogni piccolo errore sei costretto
a ripetere la scena!
6) Che differenza hai trovato rispetto alla lavorazione de “Il corpo
dell’anima”, per quanto riguarda il tuo personaggio?
Beh, in “Quartetto” ci sono situazioni molto “forti” ma solo a
livello emotivo, ad esempio le scene in cui si intuisce che tra Irma e
Francesca (Maddalena Maggi) succede qualcosa.
Ne
“Il corpo dell’anima” l’impatto era soprattutto
fisico…recitavo nuda in quasi tutte le scene!
MADDALENA MAGGI
1) Anche
per te, come prima domanda, non possiamo esimerci dal chiederti una
descrizione del tuo personaggio. Sappiamo
che interpreti una ragazza omosessuale; quanto è stato impegnativo
immedesimarti in questo ruolo?
Non
ho avuto nessuna difficoltà; Il
mio è un personaggio innamorato, e questo è ciò che conta; se poi si
ama un uomo o una donna non vedo il problema. Il
mio personaggio è nato in seguito agli altri, perché Salvatore aveva
già preparato il film pensando a Raffaella, Anna e Beatrice che
conosceva già da tempo. Io sono subentrata in seguito dopo aver fatto
un provino, e il mio ruolo mi piace proprio perché nella sceneggiatura
è quello meno definito e molto lontano da me.
2) Cosa pensi del “Dogma”?
Io mi sto divertendo molto a lavorare in questo modo,
perché mi sento più libera, posso muovermi liberamente senza essere
costretta ad agire in una gabbia di luci. A
differenza di quanto diceva Raffaella, personalmente, dopo aver girato,
non sono affatto stanca.
3) Il pubblico ti conosce soprtattutto per due ruoli da coprotagonista
nelle commedie “E allora mambo” e “Tandem”.
Quali
sensazioni hai avuto nell’avvicinarti ad un film molto lontano dai
precedenti?
Ma ho recitato anche in film di Bellocchio, Colizzi, Del Monte che non
erano certo delle commedie, anche se il successo personale è arrivato
con i due film a cui accennavate.
Sinceramente
credo che “Mambo” e “Tandem” nonostante fossero due commedie,
non avessero personaggi comici. Il pubblico si divertiva perché sapeva
ciò che i personaggi dovevano ancora scoprire, quindi si trattava di
una “commedia delle situazioni”.
4) Sappiamo che parallelamente a “Quartetto” stai lavorando ad un
thriller.
Si è vero, si tratta di un thriller per la tv, molto bello. Io
adoro il noir…
5)
…anche noi e gran parte dei lettori di Nocturno!
Allora dovete assolutamente vederlo! Ci sono molte soggettive…omicidi
in guanti neri… …ma non posso dirvi altro!
ANNA
AMMIRATI
1) Ciao Anna, sappiamo che avevi voglia di parlare finalmente di questo
nuovo film che rappresenta per te un’esperienza particolare, spiegaci
perché…
Io
ho conosciuto Salvatore sul set di “Rose e pistole”,che fu diretto
da sua moglie Carla, e da lì è nata una amicizia molto bella, che ha
portato in seguito alla collaborazione per questo bel progetto.
2) Il tuo è un personaggio autobiografico?
Beh, fortunatamente no! Nel senso che se vivessi come Eva, sarei stata
ricoverata!
A
parte gli scherzi, credo che ognuno cerchi di dare una propria
“anima” al personaggio
da interpretare e spero di esserci riuscita.
Comunque
si tratta di un’esperienza unica, e importantissima.
3) Il film se non sbaglio, analizza la condizione delle venticinquenni di
oggi…
Si, una generazione cresciuta da genitori con grossi ideali, con la
voglia di cambiare il Mondo ma che alla fine ci hanno lasciato una
eredità molto sterile.
Il
mio personaggio sembra essere quello più autelesionista e
“irrecuperabile” e vive un rapporto “pericoloso” con il
fidanzato però alla lunga è quella più “sana” e determinata.
Quando
le arriva l’occasione della sua vita, decide di dare un taglio al
passato trasgressivo per tornare in una dimensione normale. In fondo lei
aveva paura di vivere la “normalità” e alla fine Eva si scopre più
matura della madre; Quello che Eva cerca è l’equilibrio e la normalità.
4) L’esperienza del digitale e del Dogma?
Bisogna rispettare delle regole ma non ho trovato molte differenze.
Secondo
me ci sono molti più “pro” che “contro”, perché sei più
“vicina” al regista e sei più libera di immaginarti come dovrebbe
essere il tuo personaggio. E’ stato un esperimento per tutti.
a cura di LUCA CIRILLO
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